Unicredit abbandona Facebook, Messanger ed Instagram. Una decisione che mi fa porre una domanda: perché un importante gruppo bancario decide di mollare?

Roba da brividi per un marketer!

Per dare l’annuncio, Unicredit ha persino sfruttato proprio Facebook con un post, rendendo chiare le sue motivazioni:

“valorizzare i canali digitali proprietari per garantire un dialogo riservato e di alta qualità”

Quando si comunica tramite un canale digitale non proprietario, infatti, tutto il dialogo è mediato da uno strumento non controllabile, privo dell’opportuna riservatezza, e talvolta con una qualità dei contenuti non di livello adeguato per un Istituto Bancario.

Oltretutto, i dati dei clienti, le informazioni che li riguardano, la conoscenza delle loro esigenze sono allocati in uno spazio accessibile solo per leggere alcuni.

Unicredit, come la maggioranza delle Banche italiane, è una realtà complessa, con numerose filiali distribuite sul territorio.

Gestire la comunicazione con i clienti di una Banca è già complicato di suo, ma lo è ancor di più sui social dove chiunque, haters compresi, ha modo di dire qualcosa ed intromettersi nel flusso comunicativo.

Tutto ciò porta ad un dialogo di bassa qualità con conseguenze negative sulla reputazione del brand.

Pensa ai clienti scontenti della banca! Come gestirli?

Un’altra ragione, forse è perché Facebook sta lavorando ad una propria criptovaluta, con tutte le conseguenze nel sistema di pagamenti, visto che il progetto futuro dei social network principali è quello di essere anche marketplace, tipo Amazon.

Ma Unicredit può davvero permettersi di non essere più presente su Facebook?

Il canale social più diffuso è un luogo dove affermare la presenza e generare il dialogo, potenzialmente scegliendo la giusta clientela, tra milioni di utenti.

Una via di fuga esiste, ma non è scappando che si vince!

Essere presenti sui social network non con il brand, ma con una filosofia che raccolga adepti e consenso è piuttosto efficace per chi non vuole metterci la faccia!

Come ad esempio la Philip Morris International che sta promuovendo il progetto Mission Winnow con una strategia da “mentite spoglie” che ne è alla base.

Con il racconto di una storia su temi sociali o appetibili dal pubblico a target, si riescono a gestire meglio conversazioni ed opinioni, ed è indubbiamente una strategia efficace per generare business.

Una raccomandazione spontanea che mi viene però, è quella di raccontare solo belle storie e non frottole di bassa lega!